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Zara, la maglia per bambino è uguale alla divisa dei campi di concentramento: articolo ritirato ma scoppia la polemica

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Nella moda lo scivolone è sempre dietro l'angolo, ma in alcuni casi può essere decisamente epico. Zara è entrata nell'occhio del ciclone nel giro di poche ore a causa di una maglietta della linea bimbo, già rimossa dal catalogo, che inequivocabilmente ricorda la divisa dei campi di concentramento.

Zara, sciarpe autunno inverno 2014: le foto del catalogo

L'episodio si è consumato incredibilmente in fretta: sul web ha iniziato a comparire l'immagine di una maglia per bambini di Zara a righe bianche e blu, dall'ultimo catalogo autunno inverno del marchio. Fin qui nulla di strano, se non fosse che sulla maglietta c'è una grossa stella gialla a sei punte che lascia ben poco all'immaginazione.

Nonostante sulla stella, guardando con più attenzione, sia cucita l'innocua scritta sheriff, il rimando alla divisa indossata dagli ebrei nei lager nazisti è innegabile. La maglia era disponibile e in vendita anche nel catalogo israeliano del marchio, fatto che ha reso l'ondata di polemiche, che nel giro di poche ore ha letteralmente invaso i social network, ancora più pericolosa.

“Su Zara in vendita la maglietta del piccolo deportato”, “Mancava solo la scritta ebreo sulla stella di Davide”, “Ridicola e nauseante” sono alcuni dei commenti riservati alla creazione del brand di abbigliamento. Zara, al momento dell'inserimento dell'articolo in catalogo non ha - strano ma vero - colto il triste riferimento storico, tanto che allo scoppiare del caso ha immediatamente eliminato la maglietta incriminata dal catalogo, anche se le critiche sembrano destinate a continuare ancora a lungo.

Il 2014 si sta rivelando l'anno degli epic fail nel mondo della moda, dai manichini di La Perla anoressici, allo spot di Desigual con la modella che buca i preservativi fino alla campagna di Schield gioielli che ricordava in maniera inquietante le gestualità della bulimia. Nella maggior parte dei casi, le aziende sono tornate sui loro passi e si sono scusate, sollevando in ogni caso un polverone che sicuramente ha fatto pubblicità, positiva o negativa che sia, ai brand di riferimento.

Pubblicato da Tania Comi - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Tania Comi

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