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Victoria's Secret: pubblicità troppo esplicita fa infuriare i genitori americani

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Dopo le polemiche per la decisione di far sfilare in passerella Karlie Kloss con un copricapo originale dei nativi americani in occasione del Victoria's Secret Fashion Show 2012, il brand di lingerie a stelle e strisce finisce di nuovo nell'occhio del ciclone per l'ultima campagna pubblicitaria della sua linea giovane Pink.

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Puntando ancora una volta su una scelta di comunicazione spregiudicata e sexy, Victoria's Secret ha infatti deciso di promuovere la nuova collezione PE 2013 utilizzando il claim Bright Young Things (un modo di dire difficilmente traducibile, ma che nel contesto specifico può essere inteso come un invito a cogliere il fiore della giovinezza), scatenando le ire dei genitori USA, che hanno lanciato una petizione su Facebook per far ritirare la linea dai negozi. Sui vari pezzi che compongono la collezione, infatti, si leggono scritte del tipo Wild, Feeling Lucky, Call Me, Sexy Little Geisha, Pink Loves Consent, Kiss Me, che mamme e papà americani hanno ritenuto assolutamente inadatti al pubblico giovane al quale si rivolgono.

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Quando ha presentato la collezione, infatti, il Chief Financial Officer di Victoria's Secret, Stuart Burgdoerfer, ha dichiarato: "Quando si hanno 15 o 16 anni, che cosa si vuole essere? Più grandi e cool come le ragazze del college: questa è la magia di Pink", confermando esplicitamente non solo il target della collezione, ma anche l'intento. Tuttavia, dopo le polemiche che lo hanno investito il brand ha (saggiamente) deciso di cambiare rotta.

"In risposta alle critiche che abbiamo ricevuto, Victoria's Secret Pink si rivolge alle ragazze che vanno al college" ha dichiarato nella giornata di ieri il portavoce del marchio, aggiungendo che "nonostante i recenti rumors, non abbiamo intenzione di introdurre una linea per le più giovani. Bright Young Things è uno slogan collegato alla tradizione delle vacanze di primavera universitarie".

Insomma, il più classico dei salvataggi in corner, che però non spegne le polemiche. La spiegazione del brand, infatti, non ha convinto gli agguerriti genitori americani, con una mamma che sul suo blog ha scritto: "Bright Young Things promuove la sessualizzazione delle più giovani" e un "papà turbato" che ha inviato una lettera aperta a Victoria's Secret in cui dichiara: "Non voglio che mia figlia pensi di diventare popolare e attraente solo perché indossa un marchio".

La partità dunque è più aperta che mai e anche se il brand non sembra assolutamente intenzionato a fare marcia indietro, non è detto che alla fine non debba piegarsi a qualche potente lobby di genitori inferociti...

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