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Troppo photoshop: L'Oréal vietata in Inghilterra

  • L'Oréal Paris

Le donne comuni si ribellano e dicono basta a photoshop e alle pubblicità ingannevoli. Loro portavoce (e paladina) la deputata liberaldemocratica inglese Jo Swinson, da anni impegnata nella lotta contro le adv irrealistiche e palesemente 'ritoccate' per fare sembrare le testimonial ancora più belle e in forma di quanto già non siano.

Christy Turlington testimonial di Louis Vuitton

A farne le spese sono niente di meno che Lancôme e Maybelline New York, entrambi marchi del colosso della cosmesi L'Oréal Paris. La Swinson ha ritenuto inaccettabili perché stravolti da photoshop i due nuovi spot comparsi in Gran Bretagna con protagoniste Julia Roberts e Christy Turlington e li ha sottoposti all'Asa, l'agenzia che supervisiona la pubblicità in Inghilterra. Responso: bocciati. Il viso (ingannevolmente) perfetto delle due quarantenni non potrà dunque occhieggiare dai cartelloni pubblicitari e dalle pagine delle riviste di moda inglesi.

"La manipolazione digitale e le false rappresentazioni sono oggi divenute la norma, ma star come Julia Roberts e Christy Turlington sono donne talmente belle che non avrebbero bisogno di questi ritocchi. Questo divieto dell'Asa potrebbe essere un messaggio molto forte per gli inserzionisti. Esso dice chiaramente: torniamo alla realtà" ha commentato la parlamentare dopo il responso. Ma è solo la punta di un iceberg la cui base è molto, molto, più grande. Accusata direttamente, L'Orèal non ha fatto mistero di avere utilizzato photoshop per "schiarire la pelle, pulire il trucco, ridurre le ombre attorno agli occhi, ammorbidire le labbra e scurire le sopracciglia delle due star", ma ha anche difeso i propri prodotti (un fondotinta nel caso della Roberts e un siero antinvecchiamento in quello della Turlington) sostenendo che gli effetti promessi negli slogan sono stati certificati in laboratorio e ottenuti dopo anni di ricerche.

In questo caso però l'Asa ha bocciato le pubblicità con la motivazione che "non è possibile stabilire se gli effetti benefici reclamizzati nei due spot possano essere ottenuti", stabilendo anche di fatto che l'uso massivo di photoshop inficia la credibilità dei prodotti stessi. Del resto L'Oréal si è trovata nell'impossibilità di poter dimostrare il contrario - e cioè che i cosmetici pubblicizzati funzionano - perché una clausola nel contratto di Julia Roberts vieta la diffusione a terzi delle immagini originali. Un'ulteriore prova di malafede, secondo la Swinson: "si ha tanta paura di mostrare le foto originali che ciò non è permesso neppure all'organo che vigila sulle pubblicità".

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