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Aiuto, qual è la mia taglia? Se l'etichetta mente

Dopo la polemica esplosa in Inghilterra sugli "specchi magici" - capaci di snellire e rimodellare la silhouette delle clienti - utilizzati nei punti vendita di alcuni famosi marchi di abbigliamento, ecco che un'altra grana si abbatte sulle grandi firme del fashion system. Questa volta il problema sono le etichette che, a quanto pare, non riporterebbero (quasi) mai la taglia corretta.

Gli specchi dimagranti e la rivolta delle shopaholic

Chi ha avuto la fortuna di fare shopping a New York si è senz'altro accorta che in America le misure indicate sui vestiti seguono una scala diversa da quella europea: raccapezzarsi tra numeri ed equivalenze non è proprio facilissimo, ragione per cui di solito nei negozi sono esposte tabelle con le conversioni. Ma capire quale taglia comprare negli USA è il problema minore. Se siete uscite da Gap entusiaste per la misura 2 dei vostri pantaloni, da Banana Repubblic potreste avere l'amara sorpresa di acquistare un jeans che sull'etichetta riporta addirittura un 8. Un aumento di peso tanto repentino quanto impossibile, che ha spinto le clienti americane a farsi valere e a pretendere uniformità nella classificazione delle taglie adottata dai vari brand: Valentino, Dolce e Gabbana, Gucci, H&M, Ralph Lauren e Brooks Brothers infatti viaggiano ognuno per la propria strada, con buona pace di chi crede che per andare sul sicuro basti guardare la misura riportata sul capo.

Ecco allora che alcuni marchi e diversi negozi USA hanno deciso di aggiungere alla classica tabella per la conversione della taglia anche un'etichetta più dettagliata e misure "intermedie", capaci di soddisfare le esigenze di diversi tipi di conformazione. Un'iniziativa che, come spiega il New York Times, trova la sua massima espressione nei "body scanner" - simili a quelli degli aeroporti - che da qualche tempo si trovano nei punti vendita di alcuni dei più famosi brand: questi occhi elettronici "misurano" il nostro corpo e suggeriscono il marchio in grado di vestirci meglio.

Tecnologia all'avanguardia che, per ora, è possibile trovare solo da American Eagle, Gap, Guess, Brooks Brothers, Levi's. Nei punti vendita di questi brand è infatti possibile ricorrere ai servigi di "My Best Fit", una specie di cabina circolare che, utilizzando un lettore ottico, in appena 20 secondi registra fino a 200.000 misure del corpo, dal girovita alla circonferenza della coscia, e le mette a confronto con le taglie dei singoli marchi e la loro vestibilità, "suggerendo" alla cliente quelli più adatti alla sua silhouette. Un servizio che, ovviamente, i vari brand pagano profumatamente a commissione ogni volta che "My Best Fit" li indica come i migliori del caso.

Levi's Curve ID, il jeans "su misura" che modella le forme

Ma basterà questa rivoluzione ad aiutare le shopaholic che vogliono praticare il loro sport preferito senza correre il rischio di incappare nella taglia sbagliata? Il rischio che "My Best Fit" diventi uno strumento di marketing al servizio delle aziende prima che un aiuto per le clienti c'è ed è forte. L'unica soluzione per non sbagliare, allora, è tornare all'antico e portarsi dietro la nostra migliore amica, quella senza peli sulla lingua: lei sì che ci dirà senza secondi fini se un capo ci sta bene addosso e se la taglia che abbiamo scelto è quella giusta.

 (foto © LaPresse)- foto: lexiophiles.com

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