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Problemi sul web per Patrizia Pepe

Facebook, Twitter, MySpace, LinkedIn, i blog e in generale i social network e Internet hanno cambiato il modo di comunicare. Una rivoluzione abbracciata anche dalle aziende, che ormai sono presenti in rete con proprie pagine di aggregazione e pubblicità e che, sempre più spesso, "googlano" per trovare nuovi talenti da assumere alle proprie dipendenze.

La comunicazione immediata e "non mediata", tuttavia, oltre a grandi vantaggi, porta con sè anche molte insidie. Un conto infatti è un articolo pensato, riletto, limato, un altro un commento su un social network che, per definzione, è in continuo aggiornamento e aperto alla discussione. Se il post non piace, le critiche sono istantanee e sotto gli occhi di tutti e chi gestisce la pagina deve essere bravo ad ascoltare ogni opinione, a non irrigidirsi o peggio chiudersi, e a rispondere in modo chiaro ed educato. Insomma, le regole base della cosiddetta "netiquette" che valgono per tutti e sono ancora più importanti quando la pagina in questione è quella di un'azienda. Altrimenti il rischio è quello di scatenare un effetto boomerang, con l'immagine del brand danneggiata e i clienti (potenziali e acquisiti) che dicono bye bye. Proprio come è successo a Patrizia Pepe.

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I fatti risalgono alla scorsa settimana, ma la polemica è ancora viva e non accenna a spegnersi. Pietra dello scandalo una foto pubblicata dal noto marchio di abbigliamento toscano sul profilo Facebook in cui compare una modella molto, ma molto magra. Gli utenti non hanno gradito e un paio hanno postato dei commenti in cui criticavamo apertamente la scelta. E qui, prima nota: come si diceva la netiquette vale per tutti, per cui anche chi ha giudicato la foto e la modella latrici di un messaggio sbagliato aveva sì diritto di replica, ma in modo civile. Per cui lo stampatello di certi interventi (che equivale a gridare nel linguaggio parlato) e i toni accusatori, di certo non hanno fatto partire la discussione con il piede giusto.

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Però - e qui c'è veramente da rabbrividire - la risposta di Patrizia Pepe, nella o nelle persone che curano la comunicazione della pagina Facebook, non solo non ha abbassato i toni, ma anzi, ha esasperato gli animi e poi ha trasformato la discussione in un fatto personale e non più professionale. Per dire, la replica ai primi post è stato un secco "scusate se non rispondiamo, sono provocazioni non utili", che ovviamente ha scatenato l'immediata risposta degli internauti, con un'utente che ha giustamente osservato "ma che discorsi sono? Non rispondiamo alle provocazioni? Nel momento in cui un'azienda decide di aprire un canale di ascolto come Facebook non può ignorare certi commenti".

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Un'osservazione corretta ed espressa in modo pacato alla quale è seguita la replica di Patrizia Pepe: "ragazze, ognuna nasce con un certo DNA e un certo fisico. Alcune persone sono magre DI NATURA e non sono malate" che condivisibile o meno, almeno non trascendeva nei toni, fino alla conclusione, quando l'azienda ha affermato: "mentre quello che sbagliate SEMPRE VOI TUTTE è accusare le persone CHE NON CONOSCETE modelle che lavorano di essere malate". Apriti cielo. La frase ha fatto scaldare gli animi sia per la mancata volontà da parte dell'azienda di riconoscere un fatto che agita il fashion system quotidianamente - le modelle magrissime che, anoressiche o no, comunicano un messaggio comunque sbagliato in cui la magrezza assoluta è sinonimo di bellezza - che per il "taglio personale" preso dalla discussione che è proseguito anche dopo.

Insomma, tra provocazioni di Patrizia Pepe che invita gli utenti "così esperti" a dare lezioni al management aziendale, risposte del tipo "che vuoi... siamo toscani, un po' sanguigni..." e internauti increduli che rimarcano gli errori di gestione della comunicazione, la discussione è passata anche su Twitter, aprendo un altro battibecco tutt'altro che edificante e dando prova che se si sceglie di utilizzare nuovi canali pubblicitari, non è solo necessario, ma è fondamentale saperli gestire. Per quanto le critiche possano essere fastidiose e mettere in discussioni valori fondanti della propria filosofia, quello che le aziende hanno l'obbligo di non dimenticare, a maggior ragione quelle che operano nel settore della moda, è che loro sono gli interlocutori forti, che propongono esempi e lanciano tendenze. Se sono le aziende le prime a "sbracare", chi può arrestare la carica degli internauti aggressivi, maleducati e volgari?

Foto: facebook.com - Patrizia Pepe

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