Parigi Fashion Week 2013, Greenpeace sfida Chanel

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Nel mese di febbraio Greenpeace aveva pubblicato una classifica in cui erano elencati i quindici brand più importanti della moda, identificati da un bollino che ne evidenziava il rispetto nei confronti del pianeta. I bollini erano quattro, verde, giallo, rosso ed infine il nero, che segnalava le case di moda che non avevano risposto in modo chiaro o avevano ignorato il questionario inviato da Greenpeace. Il questionario raccoglieva quindici domande scomode relative ai processi produttivi, le politiche per gli acquisti della pelle, della carta e della produzione tessile. Chanel non ha mai risposto alle sollecitazioni di Greenpeace dimostrandosi irresponsabile nei confronti del consumatore e dell’ambiente e meritando il bollino nero.

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Il 5 marzo 2013, a Parigi, durante la settimana della moda della capitale francese, prima dell’attesa sfilata della maison, Greenpeace ha sfidato la casa di moda ed alcuni attivisti, dopo essersi arrampicati sulla facciata del Grand Palais di Parigi, hanno mostrato uno striscione con scritto "Chanel, dépolluez la mode!" (Chanel Ripulisci la moda). Chanel, secondo la classifica Greenpeace, è stato identificato come una delle maison “Zero in condotta”, alla casa di moda, infatti, viene rimproverata la mancanza di trasparenza e sostenibilità della carta per il packaging e di quella della pelle, inoltre, anche l’uso di sostanze tossiche nei tessuti. «Chanel è sempre stato considerato un marchio leggendario e persino rivoluzionario alla sua nascita, ma continua a rimanere in silenzio nonostante migliaia di persone gli stiano chiedendo di ripulire le proprie filiere e garantire ai propri clienti una moda più pulita – spiega Chiara Campione, responsabile "The Fashion Duel" di Greenpeace Italia – Non impegnarsi ad obiettivi come Deforestazione Zero e Scarichi Zero nella propria filiera è una totale mancanza di stile».

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Ad oggi la maison Chanel non si è ancora espressa sulle accuse che le sono state avanzate, ma Greenpeace è determinato ed ha come obbiettivo quello di ripulire il mondo della moda, e di fare di Chanel l’esempio: “Chiediamo a Chanel di ripulirsi e il nostro duello con l’alta moda continuerà fino a quando non avremo convinto tutti che il lusso, se costa qualcosa al Pianeta non è lusso” conclude Campione.

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