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Pakkiano, lo spot shock sulla lapidazione per la nuova collezione moda: il video

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Un dramma così grave come quello della lapidazione a danno delle donne nei paesi islamici può diventare il tema di una pubblicità? Sì, ed è successo davvero nel nuovo spot del brand di abbigliamento Pakkiano.

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Proprio in queste ore è infatti scoppiato il caso sul video che sponsorizza la prossima collezione autunno inverno del marchio italiano, in cui si fa esplicitamente riferimento al tema della lapidazione nei paesi arabi in chiave inspiegabilmente “comica”.

Il brand Pakkiano ha girato uno spot in cui con costumi, scenografia e sceneggiatura viene ricreata la vigilia imminente di un'esecuzione, che però termina in chiave ironica e senza spargimenti di sangue.

Nel video shock, un gruppo di uomini in abiti tipicamente islamici si prepara a lapidare una donna ricoperta interamente dal suo abito, additandola come infedele e rivolgendole accuse di vario genere. Un'atmosfera tutt'altro che da passerella, insomma.

A un certo punto del video, però, gli uomini vengono informati che la donna in questione veste Pakkiano ed è perciò da scagionare. Ecco quindi che esce dal suo chador e si mostra biondissima, tutt'altro che dai tratti mediorientali, e mostra i suoi outfit marchiati Pakkiano, iniziando a ballare con quelli che prima erano i suoi aguzzini.

Lo spot, chiaramente, ha suscitato in poche ore dall'upload su YouTube tantissime polemiche, accusato di strumentalizzare a scopo commerciale un tema così grave come la lapidazione. Attacchi respinti con forza dai vertici dell'azienda, che spiegano come lo spot sia stato girato proprio per condannare questa pratica: "Come recita il nostro slogan – spiega Stefano Cigana di Pakkiano – il nostro vuole essere un messaggio forte e soprattutto dissacrante. Siamo contro la lapidazione e contro ogni forma di violenza, tanto che chi guarda lo spot può capirlo da subito. Vogliamo comunicare un messaggio chiaro: ossia la libertà di potersi vestire come si vuole, liberi da schemi”.

La motivazione è chiara, ma siamo sicuri che, anche alla luce del messaggio che si è voluto trasmettere, il pubblico più e meno intransigente accetterà questa provocazione? Uno spot "dissacrante" può davvero essere letto come una condanna di questa pratica?

Pubblicato da Tania Comi - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Tania Comi

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