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Michelle Obama agli Oscar, tv iraniana modifica il vestito

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Notte degli Oscar con lungo strascico di polemiche politiche, quella appena trascorsa. L'apparizione di Michelle Obama, che dalla Casa Bianca ha proclamato Argo di Ben Affleck miglior film del 2013, ha infatti scatenato le reazioni veementi dell'Iran, che ha bollato come "inopportuna" la presenza della first lady e ha definito la pellicola premiata "esagerata", accusando il suo regista di aver "gonfiato le cose in modo sproporzionato e di aver creato scene false". Ma non solo.

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A Teheran non è piaciuta nemmeno la mise con la quale Michelle Obama ha partecipato 'virtualmente' alla serata al Dolby Theater di Los Angeles e l'ha censurata. L'agenzia di stampa Fars ha infatti pubblicato una foto delle first lady dove al suo abito firmato Naeem Khan compare 'miracolosamente' un paio di maniche e la scollatura risulta drasticamente ridotta. Motivo? Le donne straniere che appaiono in tv possono non indossare lo hijab, ma devono avere spalle e braccia coperte.

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Dunque, il vestito con le spalline e ampio décolleté della moglie del presidente USA è stato giudicato 'inadaguato' e sistemato con un'operazione di sartoria a base di Photoshop. Un ritocco che però non è passato inosservato e che i principali media americani e internazionali hanno immediatamente rilanciato, soffiando sul fuoco delle polemiche e rendendo ancora più tesi, se possibile, i rapporti tra gli States e l'Iran.

Michelle Obama, però, può stare tranquilla, perché è in buona compagnia. Prima di lei, infatti, a fare le spese della censura 'sartoriale' di Teheran è stata la Baronessa di Ashton, che nel 2011, in qualità di capo della politica estera della UE, si è vista 'aggiustare' l'orlo di un top, ritenuto troppo corto. Una serie di ritocchi che secondo la Cnn e il Wall Street Journal dimostrerebbero che l'agenzia Fars, che da sempre si dichiara 'indipendente', in realtà è pilotata dal regime e vicina ai Guardiani della rivoluzione islamica.

Ci saranno conseguenze alla polemica (con 'ripicca') sollevata da Teheran? Difficile credere che un film e un vestito possano scatenare una guerra, tuttavia quanto accaduto mostra una volta di più la distanza esistente tra il mondo cosiddetto 'libero' e quello dove invece a governare è un regime. Un monito che bisognerebbe tenere ben presente.

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