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Lavorare da Abercrombie & Fitch non è facile: ecco le regole ferree della catena americana

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Abercrombie & Fitch ancora una volta nell'occhio del ciclone. Dopo l'ondata di polemiche sollevata dal libro The New Rules of Retail, nel quale l'autore Robin Lewis racconta che "Mike Jeffries (CEO di A&F, ndr) vuole vedere solo persone magre e belle nei suoi negozi", a confermare l'attitudine discriminatoria del brand è un'inchiesta del quotidiano spagnolo lainformacion.com, che svela come vengono reclutati i dipendenti, assegnati i ruoli nei negozi e gestiti i capi fallati e/o delle vecchie collezioni.

Abercrombie & Fitch non vuole le persone grasse e brutte, è polemica

Gli insider sono Maria e Raquel: due nomi fittizi per due persone che realmente lavorano e hanno lavorato per Abercrombie & Fitch e che - com'è facilmente comprensibile - hanno scelto l'anonimato per evitare ritorsioni da parte del marchio a stelle e strisce. Maria è una ragazza che è stata reclutata per strada da uno scout di A&F per la sua bellezza, mentre Raquel è una ex stilista, entrambe assunte nell'unico negozio spagnolo di Abercrombie a Madrid.

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"Dividono le persone in categorie, in base al loro aspetto fisico", racconta Maria, che spiega che i dipendenti di A&F sono di tre tipi diversi: modelli, stilisti e lavoratori notturni. I modelli sono il personale che si vede nei negozi, i ragazzi e le ragazze belli e sorridenti che fanno non solo da commessi, ma soprattutto da ambasciatori del marchio, indossandone i vestiti, mentre gli stilisti fondamentalmente fanno in modo che i modelli siano sempre perfetti, scelgano abbinamenti glamour e non abbiano nulla fuori posto. "E' una cosa assurda, che non esiste in un nessun altro negozio al mondo", commenta Raquel. I lavoratori notturni, infine, sono giovani e meno giovani (a volte anche persone di oltre 50 anni) che ogni notte smontano e rimontano l'allestimento del negozio, così che il giorno dopo sia completamente nuovo e - naturalmente - perfetto.

Queste tre categorie di dipendenti sono selezionate dopo un breve colloquio di gruppo, durante il quale si devono lasciare un paio di foto che - secondo Maria - sono inviate dai responsabili locali allo staff USA per decidere chi assegnare nei vari ruoli. In linea generale, infatti, i modelli e gli stilisti devono essere di bell'aspetto, mentre per i lavoratori notturni basta la conoscenza della lingua e il possesso di un titolo di studio. I contratti sono tutti part-time e la flessibilità non esiste: chi ha bisogno di un permesso per sostenere un esame (dal momento che la maggior parte dei ragazzi che lavora da A&F sono studenti) deve sperare che un/una collega sia disposto a fare cambio turno, altrimenti niente.

E se le modalità di selezione e lavoro sembrano assurde, oltre che altamente discriminatorie e vagamente dittatoriali, quella per la gestione delle collezioni è anche peggio. Come affermano sia Maria che Raquel, infatti, i capi rovinati e/o delle stagioni passate sono molto probabilmente bruciati. Nessuna di loro ha mai eseguito o assistito direttamente all'operazione, però Raquel dichiara che uno dei suoi lavori "è stato quello di mettere i capi danneggiati in un apposito box che si diceva sarebbe stato mandato a bruciare". Senza contare che Abercrombie impone a tutti i suoi dipendenti di indossare maglie, pantaloni e gonne del brand (che non vengono forniti dall'azienda, ma acquistati dai lavoratori con il 50% di sconto, che è comunque poco considerati i prezzi e l'obbligo di stare al passo con le collezioni) e di buttare i boccettini campione della sua celebre colonia quando arrivano a metà.

Insomma, una fuga di notizie che se vera - come sembra - rischia di gettare nuove ombre scure su un marchio che del politicamente scorretto sembra aver fatto il proprio vessillo e che soprattutto dovrebbe far riflettere i consumatori su fino a che punto si possono tenere gli occhi chiusi pur di essere alla moda. E poi: che moda?

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