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Carine Roitfeld sotto la lente

Carine Roitfeld è rinata e si gode appieno il nuovo status di lavoratrice freelance appena conquistato dopo aver regnato per ben dieci anni a capo del feudo di Vogue Francia. L’immagine cambiata la si percepisce subito, e le viene anche fatto notare durante un’intervista rilasciata al settimanale tedesco Der Spiegel, in cui si è presentata in modo assolutamente normale, con una t-shirt no logo, jeans Current/Elliott e scarpe viola in satin da lei stessa customizzate.

Tranquilli, per lei è tutto sotto controllo: 'Questa è parte della mia ritrovata libertà. Quando lavoravo per Vogue indossavo sempre una gonna aderente; era come se fosse un’uniforme'. Ma ormai è passato perché l’ex direttrice è già piena di progetti – la campagna autunno 2011 di Chanel, la mansione di consulente per Barneys, la sua autobiografia con Olivier Zahm in uscita il prossimo ottobre, un libro con Karl Lagerfeld – e aggiunge: 'Chi lo sa? Magari diventerò ancora una musa per qualche stilista.'

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Il suo addio alla corte del magazine più patinato del mondo non lascia spazio a rimpianti: 'Era il momento perfetto. L’edizione francese del giornale non aveva mai raggiunto un tale successo, il numero di lettori e di inserzionisti era da record. E non aveva mai fatto così tanti soldi. Per ben dieci anni, il mio editore americano, Jonathan Newhouse, mi ha lasciato campo libero, anche quando credeva che fossi pazza nel fare certe scelte. Ma non avrei retto ancora per molto - e prosegue – E’ stato dannatamente divertente, ma verso la fine quest’allegria è andata scemando. Ero abituata a poter essere briosa, giocosa, creativa e invece adesso tutto ruota attorno ai soldi, agli affari e al risultato finale. Le passerelle del pret-a-porter sono diventate terribilmente noiose e serie. Non c’è più quell’atmosfera elettrica che si respirava un tempo, adesso c’è lo stesso charme di una conferenza medica. Ma non ci vuole molto affinchè tutto torni ad essere eccitante, basta una sola buona sfilata. La creatività ha bisgono di spazio per prendere forma e voglia di correre dei rischi, ma gli uomini d’affari non amano rischiare. E non sottovalutiamo che gli stilisti sono costantemente soto pressione. Oggi un abito non deve piacere solo alle parigine, ma deve accontentare le donne a Pechino, Tokyo, Mosca e New York.'

Inevitabilmente si parla anche di droga perché il mondo della moda viaggia in parallelo, ma la Roitfeld prende le distanze: 'La mia unica droga è un bicchierino di vodka la sera. Gli stupefacenti (nel mondo della moda) sono utilizzati tanto quanto negli altri ambienti artistici. Yves Saint Laurent fu il primo ad ammettere pubblicamente di avere una dipendenza. E dal momento che personalmente non ho mai assunto alcun tipo di sostanza, trovo difficile dire che altri lo facciano. Anche se, naturalmente, alcuni lo fanno. Il fashion system ha assunto ritmi sempre più sostenuti e le persone combattono costantemente contro il jet leg per lavorare giorno e notte.'

Miss Roitfeld, pacata e diplomatica, ha parole buone anche per la temutissima Anna Wintour, famelica direttrice di Vogue America, e la sua redazione: 'Non ho mai messo in discussione nulla. Mi piace provocare. Sono molto francese. In America non sono autorizzati a far vedere nemmeno un capezzolo nelle foto. Anna Wintour è la donna più potente della moda mondiale, è la first lady della moda. Lei è un politico; io sono una stylist. Sono due lavori completamente differenti. E, nonostante tutti i gossip, è una persona molto gentile'. Dobbiamo crederle?


(© LaPresse)

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