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Inchiesta Report, Moncler: l'azienda di piumini risponde dopo la puntata shock sulla spiumatura delle oche vive

  • Rai

Moncler è nella bufera all'indomani dell'inchiesta di Report dedicata in parte all'azienda. Moncler però si dichiara "innocente", almeno per quanto riguarda il maltrattamento degli animali. Il mitico piumino d'oca dell'azienda presieduta da Remo Ruffini è infatti oggetto di una feroce polemica dopo la messa in onda del programma condotto da Milena Gabanelli, in cui il marchio è messo in discussione partendo dalla produzione della piuma d'oca, fino alla realizzazione delle giacche, che non viene effettuata in Italia ma in Romania e in altri paesi dell'Est Europa.

Oche spiumate vive e aggressioni ai giornalisti, il reportage shock sugli allevamenti in Europa

La qualità pessima della piuma, miscela di piume d'oca e anatra, per un costo di 10 euro a imbottitura, il confezionamento all'estero e le attività di produzione della piuma d'oca sono alcuni dei punti affrontati nell'inchiesta di Sabrina Giannini, che racconta anche come uno dei maggiori produttori di piuma d'oca sia l'Ungheria, stato in cui gli allevamenti effettuerebbero spiumatura viva degli animali, pratica atroce quanto, perlomento sulla carta, illegale.

L'inchiesta ha scatenato la rabbia non solo degli animalisti per il modo in cui verrebbero trattate le oche all'atto della spiumatura, ma anche degli italiani che non accettanol'esportazione del mercato di Moncler all'estero, avvenuta cinque anni fa, per abbassare i costi. Una bufera alla quale Moncler non poteva non rispondere.

L'azienda ha infatti risposto con un comunicato stampa, che chiarisce in parte la vicenda sulla reale provenienza delle piume d'oca ma nulla dice sui costi del lavoro all'estero. Questo il comunicato di Moncler diffuso dopo il programma: Moncler utilizza solo piuma di alta qualità, acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali, come riportato dal nostro Codice Etico, al punto 6.4. L’associazione del nome Moncler a pratiche illegali e vietate dal nostro Codice Etico, è impropria. I nostri fornitori di piuma sono tutti basati in Italia, Francia e Nord America.

Tra i fornitori di Moncler, quindi, non comparirerebbero le aziende ungheresi oggetto della prima parte del documentario e in generale sarebbe bandito l'utilizzo della pratica già citata, oltre ad essere negata la scarsa qualità della piuma come invece documentato dall'inchiesta. Nemmeno una parola sull'esportazione del lavoro all'estero, di cui aveva già parlato il patron Remo Ruffini a maggio. La dichiarazione di Moncler basterà a ad escludere totalmente la possibilità dello spiumaggio da oche vive per la realizzazione del piumino?

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