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Haute couture versus low cost: qual è il gusto di vestire firmato? Pensiamo alle icone...

Glamour, fashion, style: sono tutte parole che fanno sognare ad occhi aperti uno spazio scintillante fatto di passerelle, donne bellissime e geni del design. È la moda, quel mondo di tessuti e bottoni che affascina, e non soltanto le fashion victim. Perché è bello seguire le sfilate e costruire un proprio stile in base alle tendenze: gli stilisti dettano legge e poi ciascuno, in base alla personalità, compone il look ricorrendo a pezzi low cost (che non fa che riproporre i trend dell’alta moda) e d’haute couture. È vero, nonostante sia un mercato che non subisce contraccolpi, molto spesso i prezzi sono esorbitanti e sarà capitato a tutti di sentirsi dire: “Non è uno spreco di denaro?”, “Migliaia di euro per una borsa quando puoi trovarne mille identiche?”. Eppure, ci sono certi capi o accessori che, seppur stra-imitati, in originale trasudano il senso di iconicità. Per gli abiti, poi, il discorso riguarda anche la qualità dei tessuti, ché non è vero che la seta è sempre seta.
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Vestire come un mito

Tutti abbiamo dei miti. Li peschiamo dal mondo del cinema, della musica, dell’arte. Idolatrare, spesso, equivale ad imitare per sentirci un po’ star anche noi. Alzi la mano chi è cresciuta con il mito di Audrey Hepburn. Siamo certe di essere tante. Regina di bellezza e di stile, ha lanciato alcuni capi diventati iconici. Come i Rayban black e il tubino nero. E lo sappiamo tutti, perché la storia poi ce lo ha raccontato, che il little black dress era firmato Givenchy. Chiudete gli occhi e immaginate di indossare l’abito di quella maison: vi sentirete subito un po’ Holly Golightly con un cornetto in mano sulla Fifth Avenue.

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Una borsa non è soltanto una borsa

“Un accessorio è un elemento iconografico per esprimere identità individuale”. Le fashion addict hanno già capito di cosa stiamo parlando. È una citazione de “Il Diavolo veste Prada”. Quando Andy regala la Marc Jacobs alla sua amica Lily, il ragazzo resta esterrefatto dal valore di quell’accessorio. A cosa servono tutte queste borse? Perché arrivano a costare migliaia di euro? Perché una borsa non è soltanto una borsa: è un vero pezzo di design. È come comprare il quadro di un artista: dentro c’è tutto il suo genio. Soprattutto per quei pezzi diventati iconici: dalla Jackie di Gucci alla Kelly e alla Birkin di Hermès. Non a caso portano questi nomi: erano le predilette da donne passate alla storia anche per lo stile: Jacqueline Onassis, Grace Kelly e Jane Birkin.
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Scarpe da principessa

Su questo c’è davvero poco da discutere. Il low cost ha sicuramente un’ampia scelta, ma sulle scarpe l’haute couture non può avere pari. Innanzitutto i materiali. Sappiamo bene cosa significa avere i piedi dolenti a causa di scarpe molto scomode. Perché spesso vengono realizzate con plastiche e pelli che non eccellono per morbidezza. Questo fattore, unito magari ad un tacco alto, dà come risultato una sofferenza in tacchi a spillo. Oltre alla qualità, è il design da favola che ci fa sognare ad occhi aperti. E basta pronunciare alcuni nomi per immaginare piccoli capolavori da portare ai piedi: Christian Louboutin, Manolo Blahnik, Jimmy Choo, Sergio Rossi, René Caovilla a Cenerentola fanno davvero un baffo!
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La qualità dei tessuti

Anche qui, qualcuno storcerà il naso: davvero valgono quanto costano? In realtà, a parte il tessuto c’è tutto un discorso di manodopera e sartorialità. Una produzione realizzata in Italia non può avere lo stesso costo di una fatta in Cina (senza considerare, poi, il discorso di sfruttamento che vi ruota intorno). Non è una garanzia ma, nella maggior parte dei casi, haute couture è sinonimo di una certa manifattura. Poi ci sono casi “limite”, come le borse di Hermès, ad esempio; basti pensare che la Birkin è realizzata interamente da una sola persona. Purtroppo, poi, intervengono altre dinamiche. Proprio Hermès, infatti, è al centro di pesanti polemiche a causa delle crudeltà inflitte ai coccodrilli.
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