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Green Project, l'eco fashion passa dalla via Emilia

L'idea di una moda virtuosa, ecosostenibile ed ecocompatibile sta prendendo sempre più piede tra i giovani stilisti italiani e gli addetti ai lavori così, dopo il presidio Slow Fashion che sulla falsariga del più famoso cugino alimentare propone capi e accessori "di grande animo, personalità e a Km 0", dalla via Emilia arriva ora il progetto 'Green à Porter' portato avanti dall'associazione bolognese Impronta Leggera.

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L'idea è semplice, ma innovativa e vincente: riunire i talenti emergenti del territorio intorno a spazi comuni e all'interno di un network di condivisione e interscambio. Un modo per aiutare i giovani che non riescono a mettere in piedi una propria impresa ad avere comunque opportunità e visibilità a livello locale e nazionale. E i risultati fanno buon sperare: la prima sfilata di capi realizzati dalla comunità Green al Teatro San Martino di Bologna ha avuto un grande successo e il format è stato immediatamente replicato a Palermo presso l'Atelier Montevergini. Per i fondatori di Impronta Leggera l'esportabilità di 'Green à Porter' è infatti una priorità alla base della riuscita del progetto stesso.

Ma non solo: per non spegnere i riflettori sull'iniziativa e anzi darle sempre maggiore respiro, un gruppo di donne emiliane che nella vita fanno i mestieri più disparati - avvocato, scrittrice, insegnante, dottoressa - ma sono accomunate dall'amore per la moda e dalla passione per l'ambiente, sta cercando di dare vita a una scuola di Eco-Fashion dove "intercettare la creatività dei giovani stilisti, la loro sensibilità eco e offrire non soltanto un corso di studi specifico, ma anche un evento annuale in cui mettere in scena le proprie creazioni. Una piattaforma/vetrina per rendere la vita più facile ai giovani che vivono, creano e lavorano nella precarietà", come ha spiegato Arianna, tra le promotrici del progetto, a D di Repubblica.

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Nell'idea dell gruppo c'è la volontà di coinvolgere nel ruolo di insegnanti stilisti che già si occupano di moda sostenibile, come Silvia Pizzoli e Carmina Campus di Fendi, ma la strada è lunga ed è necessario trovare degli sponsor: "il progetto è ancora alle fasi iniziali e stiamo dialogando sia con la Regione che con alcuni marchi di moda già presenti sul mercato con linee ecologiche" ha precisato Arianna al termine dell'intervista. Fingers crossed.

Foto: improntaleggera.org

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