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Dancing with the Stars censura i tattoo di Elisabetta Canalis

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Avere un tatuaggio, al giorno d'oggi, non fa più notizia. Cantanti, attori e attrici, calciatori e sportivi di ogni sorta - italiani e non - li mostrano con orgoglio e la filosofia alla base di questa decorazione permanente della pelle è andata lentamente perdendosi a favore di una spettacolarizzazione priva (quasi sempre) di qualsiasi motivazione profonda e il più delle volte ostentatamente cafona.

Elisabetta Canalis modella per Silvian Heach

Lascia perplessi, allora, la decisione dell'emittente americana ABC di cancellare con photoshop i tattoo di Elisabetta Canalis, una delle partecipanti alla sua trasmissione 'Dancing with the Star', il corrispettivo USA di 'Ballando con le Stelle'. Nelle foto promozionali che ritraggono l'ex fidanzata di Clooney, infatti, tutte le scritte, i tribali e disegni che decorano il corpo della showgirl sono letteralmente 'spariti'.

Trovata pubblicitaria o una distorta forma di perbenismo? Nessuno sembra avere una risposta, anche se sui forum che riportano la news il dibattito è piuttosto acceso. Da chi sostiene che la questione non dovrebbe neppure fare notizia, a chi invece dice che l'assenso della Canalis dimostra quanto poco valore avessero per lei quei tatuaggi (anche se l'interessata afferma che la 'pulizia' delle foto è stata fatta a sua insaputa), a chi infine ritiene che si tratti di una censura che impedisce la libertà di espressione personale, sembra davvero che non si possa giungere a un quid.

A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato allora Val Chmerkovskiy, il ballerino partner di Elisabetta nella trasmissione. Dopo aver detto che, per quanto lo riguarda, trova molto belli i tatuaggi della sua compagna, il maestro di danza ha osservato che la cancellazione dei tattoo è stata un'azione ingiustificata, dal momento che essi rappresentano la personalità di chi li porta e dunque non possono essere nascosti o rimossi.

Giudizi personali a parte, l'impressione è che la rete ABC abbia montato ad hoc il caso per un po' di sana pubblicità (e infatti in questi giorni si è affrettata ad affermare che rimedierà al misfatto pubblicando le foto originali), anche se questo non toglie che - come tutte le mode quando diventano eccessive e di massa - anche quella dei tatuaggi sta iniziando a perdere il suo fascino 'ribelle'. L'augurio, allora, è che il tattoo rientri presto nella dimensione di tradizione sociale, religiosa e politica che gli è propria e che la prossima discussione sulla cancellazione di un tatuaggio abbia motivazioni più forti (e realmente 'scandalose') di una semplice trovata pubblicitaria.

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