Excite

Amy Winehouse: look specchio dell'anima

  • LaPresse

Amy se n'è andata. La regola del 27 non le ha dato scampo e dopo Jim, Janis e Jimi, anche lei si congeda dai fan nell'unico modo che sembra possibile per tutti gli artisti giovani e maledetti, troppo fragili per resistere alle pressioni dello show biz. Di lei restano i due album che l'hanno consegnata alla storia e il ricordo di una vita fatta di eccessi, anche nel look.

Amy Winehouse, col corpo parlavi di morte

Perché in fatto di abbigliamento, make up e pettinature Amy non passava mai inosservata. La sua incredibile capigliatura - un omaggio in chiave punk e irriverente alle mises cotonate delle icone di stile degli anni '60, prima tra tutte la divina Jacqueline Kennedy - e gli occhi eccessivamente bistrati - sottolineati e allungati fino all'esasperazione da dosi massicce di kajal - sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo, affascinando una generazione di donne che nello stile sopra le righe, dichiaratemente volgare, leggeva un modo di esprimere lo stesso malessere esistenziale.

Ma è nell'abbigliamento sciatto e apparentemente casuale che Amy dava il peggio di sè, in una continua sfida a una società perbenista e bigotta della quale - sotto sotto - cercava forse l'approvazione, ma dalle quale era irrimediabilemente respinta. E allora come esprimere al meglio la rabbia, la frustrazione e la disperazione se non scandalizzando e dando sempre di sè un'immagine fastidiosamente anticonvenzionale?

Nasce così un look fatto di vestiti succintissimi, fascianti, scollati, neri o colorati, semplici o pieni di dettagli - come una cascata di fiori applicati - di maglioni college slabbrati portati senza null'altro, di canotte, bluse, mini troppo mini, shorts, leggings e jeans abbinati in modo opinabile e stridente, di corsetti e reggiseni ostentati e portati ora con tacchi vertiginosi, ora con scalcagnate ballerine. Ma anche di abiti rockabilly, t-shirt, polo, camicie, gonnelline e capri bon ton. Fred Perry infatti aveva dato alla cantante la possibilità di esprimersi e di essere considerata in un modo diverso, facendole disegnare (o disegnando per lei e regalandogliela, poco importa) una collezione per il proprio brand.

iTunes Festival di Londra: ultima apparizione pubblica di Amy. Il video

Un unicum al quale purtroppo non ha fatto seguito niente altro. Perché Amy era - e resterà - immagine della disperazione, del nero da cui non solo non provi a scappare ma nel quale desideri pure rituffarti, status symbol volontario e involontario di uno show biz dove il talento, anche quando eccezionale, non basta per diventare icone e l'immagine deve essere forte, urlata, indimenticabile. Come Amy e il suo look ispirato alla sola filosofia che conoscesse: il malessere e l'annientamento.

lei.excite.it fa parte del Canale Blogo Donna - Excite Network Copyright ©1995 - 2017